Una festa per la fortuna

Sabato notte 17 novembre sono stata ad una festa Haitiana. Ero l’unica bianca in quel posto chiamato ‘La Savan‘. Ad dire il vero  c’ero stata altre volte, ma  di domenica pomeriggio ad assistere al loro rituale preferito ossia il combattimento dei galli, un usanza tipica Haitiana, Domenicana e anche Cubana.

Quando ti trovi cosi  lontano da casa, l’Italia, non puoi certo pensare di fare cose italiane; ti adatti alla gente, al contesto, alle tradizioni locali, quindi anche ai loro passatempi preferiti

In questo caso,io  e mio marito eravamo stati invitati ad assistere alla “ festa della fortuna‘. Festa, come spiega il nome, creata appunto per propiziarsi la fortuna.  L’uomo, “il prescelto” ad ospitare questo evento è un uomo che ultimamente non ha avuto molta fortuna,sempre perseguitato  da piccoli disaggi, economici e famigliari, chiede aiuto e nuove possibilità ai Santi.

Da qualche mese, in stanza, ha preparato un altare, ed ogni giorno vi ripone  un’offerta: riso, liquori di ogni genere, tanto rum, zucchero uova, candele con tanto profumo di spezie.

Sull’altare è poggiata una grande croce  e le figure dei ‘nostri Santi‘ mentre fuori si i accalca tanta gente allegra, pronta a danzare alla luna nuova: donne giovani e vecchie, vestite con i loro abiti cerimoniali si stanno preparando  ( le donne hanno un fortissimo potere oltre che un ruolo importante durante questi riti)

Stiamo bevendo birra quando un ragazzo Haitiano chiama mio marito avvisandolo che  il rito sta per iniziare. Io, in prima fila osservo la scena; mio marito poco distante mi raccomanda  non guardare mai le donne negli occhi perché potrei cadere in trans, oltre al fatto che potrebbero farmi del male.

Fisso le donne anziane mentre gesticolano; le osservo mentre  tracciano segni a terra con della farina bianca e  il percorso con le candele, quasi ad e illuminarne il cammino.

Il prescelto indossa un abito completamente bianco perché il bianco è segno di purezza,deve presentarsi senza macchie  ne  ombre agli occhi dei Santi.

Anch’esso accoglie della farina e, con dei sassolini nelle mani traccia dei simboli misteriosi e complessi mentre mi io mi domando come si possa ricordare un tale schema a memoria.

L’uomo canticchia  una canzone sconosciuta, balla e si muove convulsamente. I tamburi tutti  intorno rimbombano mentre  lui fa tutto il giro della proprietà.

Rientra mentre le donne a piedi nudi gli ballano  in cerchio.

Noi siamo tutti rilassati ma con tanta voglia di ballare e di lasciarci andare a quel ritmo che ci risuona dentro

Mio marito per precauzione mi trascina lontano perché, mi dice, se ci prende la musica il Santo potrebbe entrarci in testa e  farci cadere  in trans.

Ci allontaniamo mentre l’alta figura che guida la cerimonia si staglia da lontano: è il babalao, ovvero  colui che ricopre la funzione di sacerdote. Quando  inizia a danzare significa che è entrato in trans, ma io sono troppo lontana per vederlo bene.

Mi si spiega che l’uomo vestito di bianco porta con se due agnelli da sacrificare; uno per se stesso e l’altro per la comunità, affinché la fortuna possa scendere anche su di loro.

Dopo poco il sacrificio di sangue finisce mentre inizia un  banchetto fatto con carne di maiale, banane fritte, insalata di verza con carote e aceto.

Mi viene raccontato che, prima di sedersi a tavola con degli  haitiani, prima di bere o mangiare,  è necessario versare sempre un po di bevanda o un po di cibo per terra: i Santi gradiranno il gesto e benediranno tutti i commensali regalando tanta fortuna

Vi lascio questa mia esperienza di vita, convinta che  le cose del mondo prima giudicarle o averne paura, è meglio averle vissute o studiate.

By: valyustella

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