Il sidro delle streghe

Le origini di questa bevanda sono molto antiche, era infatti è conosciuta fin dall’alto medioevo, ma la sua diffusione è rimasta circoscritta solo a particolari aree geografiche; viene consumata  dai Wiccan in occasione delle festività autunnali.

Per fare del buon sidro di mele procuratevi:

4 Kg di mele o di pere possibilmente dolci e ben mature (vanno bene anche di piccola pezzatura e di qualunque varietà).
Un panetto di lievito di birra.

Il lievito è un insieme di cellule vive che sono le protagoniste della fermentazione alcolica; saranno infatti loro a trasformare lo zucchero contenuto nella purea di frutta in alcool ed anidride carbonica che rappresentano i componenti fondamentali del sidro.
1 g di acido ascorbico (vit. C) che si può acquistare in farmacia sotto forma di compresse.

L’acido ascorbico, avendo funzione antiossidante, evita alla purea e successivamente al sidro di assumere un colore troppo scuro.

Se avete difficoltà a reperire questa sostanza, potete ovviare aggiungendo il succo di due limoni che renderanno però più acido il prodotto finito.
500 g di zucchero (i puristi potranno usare quello di canna greggio).
Una fiasca da 5 litri.

  • Preparazione

Tagliatele i frutti in pezzi, scartando solo i semi e i picciuoli, e riduceteli in purea frullandoli insieme a circa mezzo litro di acqua (più o meno a seconda di quanto i vostri frutti sono morbidi e polposi) e ai 500 g di zucchero.
Alla purea aggiungete, prima che si scurisca, l’acido ascorbico e il lievito che avrete precedentemente sciolto in poca acqua tiepida.

Aiutandovi con un imbuto, inserite la purea di frutta nella fiasca e tappatela, se potete, con un tappo colmatore che ha lo scopo di permettere l’uscita della anidride carbonica e di impedire l’ingresso dell’aria.
Reperire un tappo colmatore non è proprio facilissimo, sta alla vostra fantasia inventarne uno che possa surrogarlo

Tenete la fiasca in un ambiente dove la temperatura sia di circa 20°C. A temperature troppo basse i lieviti rallentano il loro metabolismo e la fermentazione rischia di bloccarsi, ad alte temperature possono prendere il sopravvento microrganismi responsabili di caratteristiche indesiderate quali l’acescenza o l’agrodolce.

Poiché la parte solida della purea tenderà a salire spinta dalla anidride carbonica, una volta al giorno scuotete delicatamente la fiasca per rimestarne il contenuto.
Dopo due settimane il sidro è pronto. Filtratelo con un colino a fori piccoli o, per meglio illimpidirlo, con un imbuto e del cotone. Imbottigliatelo a vostro piacimento.

Se desiderate un sidro particolarmente frizzantino, aggiungete nelle bottiglie due cucchiaini colmi di zucchero e tappatele con tappo a corona.

Così facendo, i lieviti ancora vivi riprenderanno a fermentare lentamente all’interno della bottiglia, conferendo, grazie all’anidride carbonica prodotta, quella che in gergo si chiama presa di spuma.

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