Mistica Ebraica:La Cabala

La Cabala, ovvero la mistica Ebraica

L’uomo attraverso tutti i tempi ha sempre cercato di capire il perché dalla sua esistenza, cioè della sua presenza in questo mondo fisico.
Inoltre è sempre stato affascinato dal suo pensiero che gli permetteva di comprendere il mondo che lo circondava e lo metteva in relazione con esso. Consapevole delle enormi forze dalla natura che lo attorniavano, lo dominavano ed anche lo distruggevano, decise di venire in contatto con esse onde accattivarsene i favori.
L’unico modo consisteva nell’antropomorfizzare tali forze attribuendo ad esse immagini e forme umane, le uniche concesse alla sua comprensione.

Nacquero così i primi Dei vitalizzati dalla costante adorazione ed immaginazione. Dalla schiera di Dei al Dio unico, capo supremo delle divinità il passo fu breve.
Nacquero così le varie religioni, varie a seconda del luogo e dell’ambiente da cui scaturirono ma conlo stesso unico substrato.

La CABALA non è altro che un sistema ingegnosissimo di classificazione di queste forze riassunte in simboli e numeri: i Sephiroth.

La Cabala quindi tratta della natura di Dio e di tutto ciò che da esso emana, degli angeli e dell’uomo. Dio permea e contiene tutto l’universo e tutto è Dio. Ne consegue che per giustificare la sua esistenza la Divinità si manifesta e diviene attiva attraverso i dieci Sephiroth emanati da essa come raggi di luce da un’unica fonte, per cui possiamo considerare la Cabala come un perfetto sistema teosofico.
Proseguendo nello studio dobbiamo ora considerare i singoli Sephiroth rappresentati in un diagramma chiamato “Albero della Vita” che tutti conosciamo.

Questi Sephiroth sono collegati fra loro da sentieri in numero di 22 e sono designati dalle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.
I 22 sentieri insieme con i 10 Sephiroth costituiscono le 32 vie attraverso le quali la Divinità scende nell’uomo, ma sono anche le vie per cui l’uomo può a sua volta ascendere fino alla Divinità, in un processo di alchimia spirituale. Secondo la tradizione ogni Sephirah contiene in se tutti i successivi e quello da cui promana.
Considerando infine che i cabalisti dividono l’universo manifestato in quattro mondi:

ATZILUTH, BRIAH, YETZIRAH, ASSIAH, considerando che in ognuno di questi 4 mondi vi sono i 10 Sephiroth di quel mondo e che ognuna delle Sephirah e a sua volta suddivisa in un albero della vita suo proprio formato anche esso da 10 Sephiroth ne avremo in totale 400, il numero della lettera TAU, ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che esprime il compimento di tutte le cose.
Quanto sopra se consideriamo l’albero della vita in relazione al macrocosmo; ma l’albero della vita si presta egregiamente ad essere applicato alla natura dell’uomo.
In questo caso viene diviso in tre parti: NEPHESCH -RUACH – NESCHAMAH, che corrispondono al corpo fisico, all’anima ed allo spirito.
NEFHESCH corrisponde a MALKUT, l’io animale, l’io inferiore, attraverso il quale il RUACH, la mente raziocinante, viene in contatto con la materia.
RUACH come è stato detto, è la mente o intelletto, ed è formata dai sei Sephiroth inferiori: YESOD -HOD – NETZAH – TIPHARETH – GEBURAH – CHESED – e corrisponde pure alla volontà umana.

NESCHAMAH corrisponde a sua volta a BINAH e COKMAN, l’io superiore – comprende pure KETHER la scintilla divina, Dio.

Altre interpretazioni vengono date in questo modo: MALKUTH corrisponde al corpo fisico; YESOD al corpo astrale; HOD, NETZAH, THIPHARETH, CHESED, GEBURAH all’inconscio; BINAH , CHOKMAH alsuper-conscio; mentre KETHER è lo spirito immortale, scintilla divina.

  • Consideriamo ora i Sephiroth sull’albero.

Partiamo da MALKUTH sede della materia e saliamo progressivamente sui piani.

MALKUTH è il regno, cioè il regno di Kether per cui è stato creato. Come Kether è l’armonia del principio così Malkuth è l’armonia della finein quanto è il ricettacolo ultimo di tutte le emanazioni che assumono in esso forma materiale.
YESOD è invece ilricettacolo di tutte le emanazioni a lui precedenti nonchè il correttore di esse prima di trasmetterle all’ultimoSephirah; è anche la sfera dell’astrale, e nell’uomo la sfera delle sensazioni.

HOD rappresenta l’aspetto formain cui si riversa la forza di Netzach, è anche la sfera delle facoltà mentali.

NETZACH è la forza dell’amore cheha spinto gli Elohim alla creazione.

TIFHARETH è il centro comune armonizzante

CHESED e GEBURAH,l’attivo ed il passivo del mondo morale, è il sole splendente a cui può riferirsi l’uomo. In lui il macro-prosopus si trasforma in micro-prosopus. In lui ha sede RUACH, la mente razionale, la volontà umana; è anche il centro cristico dell’uomo.

GEBURAH a cui è attribuito il pianeta Marte, porta con sè l’idea del rigore, della severità della Giustizia. E’ energia dinamica e distruttrice.

CHESED al contrario significa grazia, amore, compassione, è il contrario di GEBURAH il distruttore; ambedue vengono equilibrati in TIFHARETH.

BINAH è l’utero archetipale attraverso il quale la vita viene alla manifestazione, di conseguenza vincola la forza proveniente da COKMAN,è quindi la datrice della forma archetipale (si riflette in Malkuth su di un piano inferiore).

CHOKMAN è il primo nato da Kether, è il Logos, il Figlio, come potremmo anche considerare Binah lo Spirito Santo, è un canale attraverso cui la forza fluisce e non ristagna, è forza dinamica.

KETHER, la corona, rappresenta la prima emanazione, un punto, la concentrazione di tutte le forze del non manifesto, da cui come da una fontana enormemente piena traboccano indefinitamente tutte le forze seguentisi sull’albero della vita, è l’unica sorgente di queste forze.

AIN SOPH AUR, infine, la mente umana nei limiti del fisico, percepisce unicamente ciò che cade sotto il dominio dei sensi, nei limiti dell’astralità percepisce ciò che cade nel dominio della sfera di sensazione, nei limiti della spiritualità le esperienze mistiche possono portarla alla conoscenza della fonte divina KETHER; ma oltre questo limite nessuna mente umana può scandagliare l’Assoluto, l’Infinito, l’Eterno, il vuoto oscuro, illimitato e luminoso entro cui il tutto esisteste si dissolve, in attesa di un nuovo ciclo, al risveglio di BRAMA, all’alba di un nuovo Kalpa.

  • MALKUTH (il Regno)

Malkuth è il risultato finale di tutte le operazioni ed in esso viene raggiunta la stabilità quindi una certa inerzia al contrario della mobilità delle altre Sfere che trovano l’equilibrio nella staticità di Malkuth nonché un veicolo permanente di manifestazione. Si costruisce in tal modo una forza che racchiude l’energia, Malkuth, come tutte
le altre Sfere, non può essere considerato da solo ma in rapporto con il suo vicino YESOD.
E’ l’energia eterica di Yesod che forma il telaio su cui viene costruita la forma con la materia inerte di Malkuth. Ne consegue che l’energia di Malkuth può essere eliminata agendo sugli aspetti più sottili della materia, quelli eterici, attraverso l’elemento Fuoco, cioè con la capacità mentale.
La virtù speciale di Malkuth è detta essere la DISCRIMINAZIONE. Questa idea è ulteriormente sviluppata dal curioso simbolismo degli antichi i quali affermavano la corrispondenza del microcosmo trovarsi nell’ano. Qualsiasi cosa che nella vita è esaurita dev’essere espulsa ed è virtù speciale di Malkuth agire come filtro che espelle ciò che è esaurito conservando ciò che è ancora utile.
La discriminazione o discernimento, consiste nel distinguere, osservando le differenze, fra le coppie di opposti: bene e male, forma e vita, spirito e materia, se e non-se, ecc., non chè la facoltà di soppesar e ogni circostanza, azione o evento al fine di comprendere lo scopo ed il movente sottostante e fare la giusta scelta per agire. I Vizi caratteristici di Malkuth sono l’AVARIZIA e l’INERZIA.
E’ facile vedere come la stabilità di Malkuth può essere ecceduta ed in tal modo dare origine alla pigrizia ed all’inerzia. Il concetto di avarizia,sebbene superficialmente non tanto ovvio, cede presto il suo significato all’indagine, in quanto la super-ritenzione dell’avarizia è una sorta di tirchieria spirituale, l’esatto opposto della discriminazione che espelle gli escrementi della vita.

  • VIRTU’ – Discriminazione VIZI – Avaria ed inerzia

Siamo in Malkuth quando:
a) – Discriminiamo gli eventi quotidiani alla luce della dualità.b) – Manteniamo i nostri atteggiamenti usuali per pigrizia e per ritenzione egoistica delle nostre idee e abitudini.
YESOD
(il Fondamento)Yesod deve essere concepito come un ricettacolo delle emanazioni di tutti gli altri Sephiroth, e come l’immediato ed unico trasmettitore di queste emanazioni a Malkuth, il piano fisico.
E’ funzione di Yesod purificare le emanazioni, controllarle e correggerle. In questo consiste la sua Indipendenza; da ogni attività sephirotica delle Sfere superiori. Yesod manipola le emanazioni ricevute secondo la sua natura. Questa natura si esprime come etere che possiede la capacità di essere forgiato in forme anche dalla mente umana e di trattenere le molecole di materia densa come in una rete.
Possiede cioè il potere di ricevere, trattenere e imprimere il pensiero e di influenzare la posizione nello spazio delle unità atomiche della materia. Tutto ciò indipendentemente dalle attività delle altre Sfere di cui riceve le emanazioni.
Agisce in conto proprio manipolando le emanazioni secondo la sua natura.
Yesod è anche la Sfera della Luna, Yesod Luna è in uno stato di flusso e riflusso, perché la quantità di luce solare ricevuta e riflessa cresce e cala in un flusso di 28 giorni.
Anche Malkuth-Terra si trova si trova in uno stato di flusso e riflusso considerando il ciclo giornaliero di24 ore e quello annuale di 365 giorni.
Queste maree, sia lunari che terrestri, hanno una funzione importantissima nei processi fisiologici sia delle piante che degli animali e delle acque. E’ la luce della Luna ad essere il fattore stimolante in queste attività eteriche, e la terra pure ne risente. Risulta quindi che tutte le attività eteriche sono al massimo quando la Luna è al plenilunio ed al minimo quando è al novilunio. Tutti gli psichici e di sensitivi sono consapevoli di queste maree e ne risentono notevolmente. Anche le persone normali ne sono spesso coinvolte loro malgrado.

  • VIRTU’ – Indipendenza VIZI – Pigrizia 

L’indipendenza è il modo di agire secondo schemi prefissati nella natura della mente attivata in tal senso da idee, cultura, pregiudizi, condizionamenti. La pigrizia è la mancanza di volontà da parte della mente di utilizzare altre forme diverse da quelle precostituite.

RICAPITOLANDO
iamo in Yesod quando:a) – Agiamo indipendentemente da qualsiasi ragionamento contrastante le nostre idee e abitudini giuste o sbagliate.b) – Per pigrizia non accettiamo alcun cambiamento.c) – Siamo soggetti alle alternanze delle maree lunari e terrestri (le quali trovano la loro massima espressione durante i solstizi e gli equinozi) che ci portano alle oscillazioni caratteriali verso l’ambiente oppure allo squilibrio magnetico che si ripercuote sullo stato di salute.d) – Quando purifichiamo noi stessi o sentiamo di doverlo fare perche avvertiamo l’impatto di emozioni contrarie alla spiritualità emergente in noi.
HOD
(Gloria)Ogni singola Sephirah non è mai funzionale di per se stessa, per esserlo deve essere considerata in coppia con il suo opposto, in tal modo nasce un equilibrio stabile che sfocia in una terza Sephirah così che il tutto diventa funzionale.
E’ il simbolismo di Padre-Madre-Figlio. E’ soltanto quando le Sephiroth si riuniscono informa equilibrata per defluire in una terza Sephirah che raggiungono l’attività dinamica, distinta dalla forza latente racchiusa in esse impulsata all’esterno dalla terza. Quindi HOD va considerata insieme a NETZACH.

Rispettivamente rappresentano gli aspetti di forma e forza della consapevolezza astrale, il loro piano.
Ciò dimostra che ci troviamo nella sfera astrale, la sfera emotiva, del desiderio rappresentata dalle due Sephirothunite.
Dato che la consapevolezza umana, essendo sviluppata in Malkuth, è una consapevolezza di forme derivata dall’esperienza delle sensazioni fisiche, le condizioni di Malkuth si riflettono all’indietro in Hod ed inNetzach, e in grado minore in Tiphareth. Yesod è più nettamente condizionata da Malkuth. Da ciò si deduce che la consapevolezza umana ha gravato queste Sfere.
E’ su questo piano astrale che ci troviamo di fronte a quelle che vengono chiamate le forme pensiero costruite dalla mente umana. Hod e Netzach , unite, costituiscono il Kama-Manas o psiche. NETZACH è la Sfera dell’amore e dell’emozione, la sfera di queste due forze a livello fisico, per cui i contatti con essa avvengono sempre mediante simpatia ed è il potere della simpatia immaginativa che induce le forze della sfera dell’amore ad animare le forme di Hod . E’ la Venere ché in noi che ci mette in contatto con le influenze simbolizzate da Netzach. HOD risulta quindi la Sfera della mente razionale, quella che dona forma al pensiero per racchiudere le forze di Netzach.
Ma per rendere l’energia disponibile a ciò, occorre essere in grado di rispondere o di astenersi volontariamente su tutti i piani ai richiami di Venere. E’ nella Sfera di HOD, la sfera dell’intelletto, che la mente raziocinante impone queste inibizioni alla natura animale per rendere l’energia disponibile, ma è il potere della simpatia immaginativa che è essenziale per prendere i contatti con le forze.
Mediante inibizioni e freni sui piani inferiori viene resa disponibile l’energia dinamica sui piani superiori. HOD è essenzialmente la Sfera delle forme animate dalle forze dell’andatura, o viceversa, è la Sfera in cui le forze della natura assumono forma sensibile.
Pertanto HOD essendo la Sfera dell’intelletto gli viene attribuito Mercurio-Ermete, dio della scienza e dei libri, onde possiamo vedere chiaramente che la virtù suprema è la VERIDICITA’ mentre all’opposto viene rivelato l’altro aspetto di Mercurio quale dio dei ladri e degli imbroglioni attraverso il vizio della FALSITA’ e della DISONESTA’

  • VIRTU’ – Devozione VIZIÒ

RICAPITOLANDO

Siamo in Chokmah quando:a) – Siamo datori di qualcosa.b) – Quando ci accingiamo a creare sotto qualunque aspetto.c) – Quando siamo stimolati a creare

Alcune considerazioni sul Glifo

L’Albero della Vita, come ben tutti sappiamo, è un glifo, un mandala, una architettura o se vogliamo, un diagramma, un simbolo in cui sono compendiate tutte le forze e tutti i fattori dell’universo, correlati fra di loro. Esso rappresenta le infinite possibilità espressive sia del micro che del macrocosmo, a seconda dell’analisi meditativa svolta su di esso. La giusta interpretazione dei suoi simboli pone in grado di comprendere il mondo delle energie, sia sottili che grossolane, cioè il mondo del “significato” fornendo la possibilità della loro captazione.

Ma l’Albero può diventare anche un meraviglioso sistema di riferimento ed un ottimo indicatore di vita se i suoi simboli, giustamente e correttamente meditati, vengono utilizzati per classificare in essi ed attraverso essi, gli eventi quotidiani. Questo perché? Perché l’Albero, nel suo insieme spirituale, è una via di realizzazione e la meditazione sugli attributi delle singole Sfere, iniziando ovviamente dalla considerazione dei Vizi e delle Virtù, che condizionano l’uomo, può portare a superare il quaternario inferiore, così tanto pesante sul piano dell’evidenziazione fisica, può portare alla realizzazione della coscienza Tipharica, alla realizzazione del proprio Sé spirituale, Re assiso sul trono di Tiphareth.

Come è possibile addentrarci nel dedalo dei vizi e delle virtù che nelle attività della vita quotidiana si manifestano inesorabilmente innalzando od abbattendo l’uomo comune? Cominciamo con il dire che chi si accinge a fare ciò è uscito dalle strettoie e dai vincoli di una vita scialba ed incolore tutta volta alle esigenze della personalità e si appresta a diventare aspirante alla vita spirituale rispondendo alle esigenze del suo Sé superiore e non più a quelle del suo sé inferiore.
Per ben comprendere quali sono le forze che sottendono le nostre azioni (a questo punto faccio notare che per forze si intendono tutte le stimolazioni della personalità, mentre per energie si intendono tutte quelle provenienti dai piani superiori), occorre prendere in esame le attività giornaliere, almeno quelle più importanti, e considerarle alla luce delle singole Sephiroth.
Come fare?
Semplice.

Erigiamo delle schede intestate alle singole sephiroth e, come intestazione oltre al nome della sephira,indichiamo anche i vizi e le virtù corrispondenti, nonchè quello che succede quando noi agiamo secondo tali vizi e virtù. In queste schede indicheremo, giornalmente, con la data, una succinta descrizione degli eventi, ovviamente più significativi. Per fare ciò è necessario ben conoscere il significato di ogni sephira e ben comprendere quando siamo in essa con la nostra azione. Così via per ogni sfera. Facciamo questo tutti i giorni e, quando possibile, a mezzo di un esame serale, meditiamo sulle energie sephirotiche che più ci condizionano. Finiremo per comprendere ciò che ci spinge ad agire in un modo o in un altro, ciò che più influenza il nostro
comportamento, a quali forze sottostiamo nostro malgrado e quindi a modificarci.
Tutto ciò ci spinge a meditare sul significato delle singole Sfere ma occorre evitare di concedere eccessiva attenzione o concentrazione ad una qualità specifica a detrimento delle altre sia in rapporto alle sfere che ai nostri vizi e virtù, perché questo sbilancerebbe le forze che durante la meditazione si formano in noi.
Dopo un po’ di tempo, acquisita con facilità la conoscenza degli attributi sephirotici è d’uopo cercarne l’azione anche durante la vita quotidiana, azione influenzante gli avvenimenti e controllare che le forze agenti, vizi e virtù, siano in un certo equilibrio onde evitare il prevalere di una forza sull’altra, questo ovviamente, fino a quando la maggior parte dei vizi non sia stata gradatamente eliminata.

Una cosa molto interessante consiste nell’allenarsi ad osservare e interpretare le varie forze agenti nel mondo oggettivo circostante, cioè nell’ambiente in cui si agisce, studiando l’azione di esse in noi stessi. Questo lavoro che ognuno deve fare da sé con le proprie forze è l’inizio della Via del Ritorno verso Dio, verso l’assoluto, verso l’Uno senza secondo, verso l’Ain-Soph, sostrato del Tutto. Questa via è chiamata in ebraico “Teshuvah”, essa passa per Tiphareth, il centro dell’Albero, il Sé spirituale dell’uomo e questa è la prima meta che occorre prefiggersi, cominciando a porre sotto controllo il quaternario inferiore costituito da Malkuth, Yesod,Hod e Netzach. Tiphareth sarà raggiunto quando i tre veicoli della personalità, fisico istintivo, emotivo e mentale saranno posti sotto il Suo controllo e la coscienza dell’aspirante divenuto iniziato, si unirà alla sua origine tipharica.

  • IL DISTACCO DELLA COSCIENZA

Il distacco della coscienza dalle esigenze della personalità. La scienza esoterica ci insegna che l’uomo è un’animale più un Dio vivente. Nell’uomo lo spirito più elevato e la materia più bassa sono congiunti dall’intelligenza, il principio mentale.
Giuliano Kremmerz definisce a sua volta l’uomo come il contenente di un angelo decaduto che ivi trova la sua umanizzazione e che, la sua evoluzione, consiste nella riconquista della libertà divina o reintegrazione spirituale.
Comunque sia l’uomo esiste in quanto l’unico vero scopo della sua esistenza è quello di sviluppare la coscienza fino al punto di realizzare la propria essenza spirituale, il SE ‘superiore.
A questo punto notiamo che l’uomo per giungere a tanto ha bisogno di una personalità che rappresenti le caratteristiche dell’individuo umano. Queste caratteristiche si compendiano in una triplicità che si esprime con stati diversi di coscienza e, precisamente, uno stato di coscienza mentale, uno stato di coscienza emotivo ed uno stato di coscienza fisico-eterico che nel loro complesso rappresentano l’io inferiore, il sé inferiore, il riflesso dello spirito o SE’ superiore che è l’entità pensante e cosciente dell’insieme uomo. A sua volta, in senso generale, la coscienza è identificata con l’essenza stessa dello Spirito universale che permea disse tutta la manifestazione.
E’ la vita stessa, è l’energia divina. E’ evidente che l’evoluzione consiste nel trasformare le esperienze umane in stati di coscienza.
E’ la coscienza che evolve nell’uomo in virtù dell’io inferiore. Perché questo? perché la vita divina scendendo nella materia si è identificata con essa, appunto per sperimentarla attraverso esperienze umane.
Ne consegue che la graduale manifestazione del SE’, o Spirito, per mezzo del risveglio della coscienza spirituale latente in noi, e l’unico scopo per cui viviamo è diventare coscienti della nostra spiritualità onde manifestare la Vita dello Spirito nei tre mondi della materia.
Questo significa l’avvento del quinto regno di natura.
La vita divina identificandosi con la materia ne diviene cosciente perché limitata da essa, perché senza limitazione non esiste coscienza del limite. Perciò la resistenza che l’uomo oppone nel corso delle varie incarnazioni alla spinta evolutiva riconoscendosi materia è necessaria affinché la coscienza, come detto, germogli dalla limitazione. Questa coscienza è quella parte di energia divina che porta l’uomo ad autoaffermarsi, ad auto riconoscersi come essere separato dagli altri nonché dal tutto.
In tal modo nasce il non-io senza il quale non può nascere l’IO. E’ il riconoscimento del mondo oggettivo opposto al mondo soggettivo che manifesta la consapevolezza umana. Ma giunge il momento in cui, poco alla volta, l’uomo cessa di identificarsi con se stesso, con la materia di cui è composto ed inizia il suo cammino evolutivo lottando ed opponendosi alla dualità del non-io e dell’IO e cerca di afferrare il vero significato della vita desiderando trovare se stesso.
Comincia così a discriminare fra ciò che è illusorio, effimero e relativo da ciò che invece è reale, inizia a praticare il distacco dalla personalità assumendo atteggiamenti interiori che preparano il risveglio della coscienza superiore, in altre parole comincia a praticare la tecnica del “distacco” cioè l’indifferenza verso le esigenze irreali ed effimere. Il distacco è un atteggiamento interiore di indifferenza verso tutto ciò che è considerato appartenere al non-sé.
E’ neutralità verso le sue esigenze, è rifiuto di identificazione con esse ed accettazione delle realtà spirituali.
Il tutto avviene in modo graduale e continuativo. L’uomo procede dall’inferiore al superiore liberandosi dall’effimero dopo averlo conosciuto ed essersene appropriato attraverso graduali prese di coscienza, onde il distacco si può definire come la tecnica dell’evoluzione della coscienza e la sua liberazione dalla prigionia della forma.
Tutto ciò è realizzabile assumendo un atteggiamento particolare che è quello di riuscire a trasferire la propria coscienza in un punto, in un centro coscienziale a metà strada fra la personalità e lo Spirito, punto di osservazione degli accadimenti che coinvolgono l’uomo inserito nel suo ambiente E’ da questo punto, che possiamo definire dell’Osservatore, che la coscienza diventa spettatrice dell’effimero e dell’irreale che più non la coinvolgono come personalità ma la rendono cosciente dello scopo per cui è stata forgiata dallo Spirito, compiere esperienze in quel dato ambiente.
Tutto ciò a cui la personalità partecipa è accettato come esperienza dalla coscienza, che, a poco a poco, la libererà con consapevolezza dai limiti della forma. Così avvenendo l’uomo si stacca dai contenuti psichici e si disidentifica dai tre veicoli ed il tutto viene vissuto in un senso di profonda calma e serenità interiori, di comprensione, di gioia, di forza, che è tutt’altro che freddezza verso l’ambiente esterno, perché nasce l’Amore spirituale verso il tutto e muore l’amore personale egoistico e ghiandolare.
Il distacco è l’atteggiamento di colui che sa, di colui che ha superato le limitazioni e gli attaccamenti illusori e che è libero dai legami della forma, è libero dalla sete di qualunque oggetto veduto e realizzato Il marinista che riesce a praticare una simile tecnica, un simile atteggiamento, forte della meditazione dei vent’otto giorni, dei rituali e dell’aiuto eggergorico, getta le basi per la realizzazione della sua reintegrazione, trasformando l’energia dissipata negli attaccamenti, in consapevolezza, cioè in coscienza, ricordando che la caduta degli dei altro non è che la discesa della Vita divina nella forma per esperire conoscenza redimendo la materia stessa, e che la sua forma corporea è il veicolo più adatto per essa Vita per esprimersi in tutta la sua pienezza passando dallo stato di latenza a quello di consapevolezza in attesa del ritorno alle divini origini

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