Gli angeli nell’Islam

Le questioni che riguardano gli angeli appaiono sovente come marginali, gratuite, quasi derisorie nell’insieme delle riflessioni sulla religione. Parlare di “sesso degli angeli” riporterebbe a sprofondare in speculazioni senza un reale valore, distogliendo le menti dalle prospettive di fondo dell’esegesi, della metafisica o della morale.

Noi pensiamo che non sia affatto vero. L’opera determinante di Henry Corbin esiste per dimostrare che l’angelologia si inserisce, al contrario, alle radici della questione del monoteismo. Vorremmo qui presentare qualche riflessione sui suoi sviluppi all’interno del pensiero musulmano classico e in questo gli angeli, malgrado la loro apparente discrezione, rappresentano un ingranaggio essenziale dell’assunzione del cosmo in Dio, termine finale di ogni creazione.

Se partiamo dai testi fondatori della Tradizione musulmana – cioè il Corano, gli insegnamenti attribuiti al Profeta, ai suoi compagni e alle prime generazioni di sapienti – noi incontriamo subito nell’universo la presenza di tre comunità di esseri coscienti.
Gli uomini ci sembrano la categoria più nota – ma ci sembrano soltanto, poiché, in verità, la loro natura ed il loro ruolo restano un mistero, ivi compreso per gli umani stessi. Una singolare missione sembra essere stata affidata ad Adamo e alla sua discendenza.

Concepito come luogotenente (khalîfa, califfo) di Dio sulla terra, omaggiato dalla prosternazione degli angeli, l’uomo si è ugualmente assunto la responsabilità di un misterioso “pegno” il cui tenore non è precisato nel testo: “Noi abbiamo proposto il Pegno ai Cieli e alla Terra e ai Monti, ed essi rifiutarono di portarlo e n’ebber paura. Ma se ne caricò l’uomo, e l’uomo è ingiusto e d’ogni legge ignaro” (Corano XXXII, 72)

Così, il carattere debole e incline al peccato, che distingue gli uomini tanto dagli angeli che dagli animali, appare come correlato o controparte dell’assunzione di un compito grandioso nei disegni del loro Creatore. Proprio questa ignoranza fondamentale, questa parte d’ombra inclusa nella natura umana rende l’uomo capace di compiere la sua missione nel mondo terrestre denso, pesante, tenebroso.

I jinn sono menzionati più volte nel Corano. Si tratta di esseri dotati di corpo sottile, ma nettamente distinti dagli angeli per il fatto che sono di fuoco (Corano XV, 27) e non di luce come questi, e perché abitano sulla terra e non nei cieli. Infatti, la loro condizione si avvicina a quella degli uomini, poiché nascono, muoiono e si riproducono come questi. Sempre come gli uomini, sono chiamati ad obbedire a Dio, possono disobbedirgli e non credere, e saranno ricompensati alla fine dei tempi col Paradiso o con l’Inferno.

Il loro ruolo nell’economia della salvezza degli uomini è tuttavia marginale. I jinn ribelli (a volte assimilati ai demoni, shayâtîn, i ‘satana’) possono in effetti costituire una tentazione per certi uomini – stregoni o indovini – a causa dei servigi che possono loro offrire. Non possono in ogni caso aiutare molto gli umani, né materialmente né spiritualmente, anche nel caso di jinn virtuosi e credenti.

Piuttosto è vero l’inverso, poiché tutti i jinn sono chiamati a ricevere e a mettere in opera il messaggio divino proclamato dai profeti monoteisti – Maometto in particolare, esplicitamente menzionato in questo ruolo nel Corano (LXXII, 1-17).

La terza categoria di esseri coscienti è quella degli angeli. Il ruolo generale degli angeli nella religione musulmana in relazione al resto della creazione è molto paradossale. Il dogma afferma la loro esistenza. Infatti, il Corano attesta a più riprese la loro presenza e la loro attività. Ma, d’altra parte, il loro ruolo sembra nullo, cancellato. Si tratta, in apparenza, di un ruolo di semplici esecutori.

Ad ogni modo, un’analisi più approfondita permette di distinguere quello che si nasconde dietro la figura multiforme delle apparizioni angeliche.

di Pierre LORY

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