La Santa Vehme. Storia di un tribunale segreto

La Santa Vehme fu un gruppo clandestino segreto di giustizieri e speciali tribunali, apparso in europa attorno al XIII secolo, i cui poteri e la cui giurisdizione vennero esercitati sino ai tempi moderni.

Attorno alle sue  sinistre gesta aleggiano tutt’ora  storie di crudeltà e mistero.Nessuno ne conosceva i segreti e chi osava curiosare rischiava la condanna a morte. Questa sorta di tribunale segreto fu una delle istituzioni più misteriose del Medioevo.

„Giuro sul mio onore più sacro che terrò e manterrò nascosti e segreti della Santa Vehme, nascosti al Sole e alla Luna, all’uomo e alla donna, alla sposa e al figlio, al villaggio e ai campi, all’erba e all’animale, al grande e al piccolo, a sola eccezione dell’uomo che può favorire la Vehme. Giuro che non lascerò conoscere nulla, mi sia pure imposto per amore o per paura, per dono o per ornamento, per oro o per argento né per capriccio di donna“.

L’etimologia della parola tedesca Fem, Fehm o Vehme (“Vehme“) è alquanto oscura.Essa apparve per la prima volta in un documento della società a Munster, nel 1229.
Il rango più elevato apparteneva ai venerabili “franchi-signori”, Stuhlherren, chiamati anche “franchi-conti”, non numerosi, che presiedevano i tribunali.

Dopo di essi venivano i “franchi-giudici”, Freischoffen, e i Frohnbotten, ufficiali di polizia ed esecutori.
Secondo i documenti della Vehme, conservati in Westfalia a Herford, gli affiliati utilizzavano segni di riconoscimento, per esempio a tavola, con la punta del coltello posta nel senso inverso della posizione abituale, e di un linguaggio segreto.

Le iniziali S.S.S.G.G. figuravano così nei testi della società: S.S.S. significavano Stock, Stein, Strick, “bastone”, “pietra”, “corda”, e G.G. Gras e Grein, “erba” e “contesa”. Si ignora il senso di queste allusioni enigmatiche.

La loro “formula di appello in caso di disgrazia” era: Reinir dor Feweri, epressione tuttora indecifrata.
Uno dei segni di riconoscimento consisteva nel poggiare la mano destra sulla spalla sinistra e pronunciare questa formula segreta:

„Eck grut ju, lewe man;
Wat fange ji hi an?“

cui si rispondeva con un altro gesto e con altre parole, note solo agli iniziati.
Tutti gli intrusi che venivano scoperti in una seduta vehmica correvano il rischio di essere impiccati immediatamente all’albero più vicino.

In nome della Santa Vehme furono commesse molte atrocità, spesso con il solo obiettivo di consumare vendette private. Alla sua organizzazione facevano parte oltre centomila magistrati, molti dei quali inclini a giustiziare ogni cittadino risultante condannabile.

La Santa Vehme  si riuniva solitamente tutti i martedì (dies martis) visto che i pagani attribuivano al dio Marte il diritto di vita e di morte sugli uomini. Per questo il martedì, oggi Dienstag, era chiamato dagli antichi tedeschi diengestag, gerichstag, giorno del giudizio.

Il processo si apriva con l’atto di citazione, affisso fuori dalla casa dell’accusato o appeso a una statua sacra nelle vicinanze. Talvolta l’atto era lasciato nella cassetta delle elemosine, se questa si trovava accanto a un crocifisso. Se l’accusato era irreperibile, si affiggeva la pergamena ad un crocevia.

Nel 1437 le voci sul suo operato della Santa Vehme divennero così allarmanti che l’arcivescovo Dietrich convocò ad Arnsberg tutti i capi dei distretti della Vestfalia e fu deciso che i tribunali della Santa Vehme tornassero alla condotta originaria, intervenendo solo dove avevano competenza

La setta cominciò il suo declino, accelerato anche dal crescente prestigio della giustizia imperiale, amministrata con imparzialità e fermezza; i membri erano sempre in minor numero e sempre meno potenti; alla metà del ‘700 restavano poche decine di giudici di fatto i tribunali segreti conservarono le loro competenze fino al XVII secolo.

I tribunali furono definitivamente aboliti dal re di Westfalia Girolamo Bonaparte nel 1811.

i segreti della Santa Vehme  2

LA VERGINE DI NORIMBERGA
Fonti storiche riferiscono che questo strumento era utilizzato nel Medio Evo, prevalentemente in Germania. Il prototipo della terribile macchina fu rinvenuto nel castello di Norimberga, edificio dove, in passato, aveva sede il Tribunale Segreto della città. Il condannato era condotto sul luogo del supplizio passando attraverso sette porte. Alla fine di un lungo corridoio si trovava al cospetto della macchina di morte, una sorta di armadio di ferro che riproduceva vagamente le sembianze di una figura femminile, con due ante sul davanti che, aprendosi, mostravano affilatissime punte di ferro. Lo sventurato veniva rinchiuso nella macchina andando incontro a una morte atroce.

I resti della vittima erano gettati, attraverso un canale sotterraneo, nel fiume che scorreva sotto la sede del Tribunale Segreto.

 

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